sabato, 1 Ottobre 2022
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    Venere dormiente

    1509

    La Venere Dormiente è un dipinto ad olio su tela realizzato da Giorgione intorno al 1507-09 e terminato, pare, da Tiziano nel 1511. Si trova attualmente esposto alla Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda

    È questa meravigliosa opera che ha dato inizio alla realizzazione di una serie, quasi interminabile, di capolavori nella storia dell’arte.
    Iniziando dalla Venere di Urbino di Tiziano fino all’Olympia di Edouard Manet senza dimenticare grandi nomi, come Velazquez con la sua Venere allo specchio e Goya, con la famosissima Maya Desnuda, ci accompagna in un viaggio secolare attraverso le meraviglie della rappresentazione del nudo femminile e di come questo venisse interpretato ed inteso nelle diverse epoche.

    Una bella giovane donna giace nuda in un paesaggio verdeggiante, riparata dal sole da uno sperone roccioso. Si riposa su un lussuoso lenzuolo di seta che brilla alla luce, la parte superiore del corpo appoggiata su un cuscino rosso decorato con fili d’oro. 

    In primo piano fiori di campo sbocciano dall’erba su cui giace, mentre in media distanza i fabbricati agricoli sono incorniciati contro un cielo pieno di nuvole e un paesaggio che si estende fino a boschi e colline lontane. 

    Venere giace con il braccio destro sopra la testa, il viso è rivolto verso lo spettatore ma i suoi occhi sono chiusi. Apparentemente è inconsapevole del nostro sguardo – il titolo del dipinto ci dice che sta dormendo – con la mano sinistra che si copre i genitali. 

    La mano sinistra strategicamente posizionata lascia però da chiedersi se Venere stia effettivamente dormendo o se stia “fingendo”.

    Il nobile veneziano Marcantonio Michiel descrisse quest’opera come una tela con Venere addormentata in un paesaggio con putti (che sembrano essere stati successivamente rimossi dalla composizione). Secondo Michiel, Venere fu dipinta da Giorgione, con il paesaggio e putti completati da Tiziano. 

    Conoscere questo dettaglio ci suggerisce gli stretti legami tra i due artisti e l’influenza che Giorgione esercitò sul collega nella realizzazione della composizione (la Venere di Urbino (1532-24) di Tiziano, famosa in tutto il mondo, è infatti un’evidente discendente della Venere di Giorgione.)

    Sebbene a Venezia fossero stati rappresentati nudi femminili nei piccoli pannelli dei cofanetti nuziali, questa fu la prima rappresentazione su larga scala del nudo in città e la prima rappresentazione convincente della forma femminile utilizzando la prospettiva dello spazio profondo. Il dipinto diventerebbe infatti l’archetipo di un intero genere pittorico e delle numerose variazioni che lo seguirono da pittori veneziani come Tiziano, Palma Vecchio e Paris Bordon.

    Il critico del diciannovesimo secolo Walter Pater ha soprannominato questo trio di pittori, insieme ai pittori successivi, Velázquez e Manet, “La scuola di Giorgione”. 

    Con Caravaggio e Rubens, Giorgione è uno dei pochi personaggi della storia dell’arte ad essere entrato in una coscienza culturale più ampia in modo tale da portare allo sviluppo dell’aggettivo giorgionesco, di solito applicato a tali raffigurazioni di belle donne nude, e usato dal romanziere francese Proust, ad esempio, per descrivere una cameriera che ha a lungo desiderato nella sua opera Alla ricerca del tempo perduto come “selvaggiamente giorgionesca”.

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