martedì, 27 Settembre 2022
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    Venere di Urbino

    1538

    Questo dipinto deriva da una lunga tradizione di rappresentazioni di Venere e sembra essere stato basato sulla Venere dormiente di Giorgione, sebbene l’interpretazione della dea di Tiziano sia molto più erotica

    Questa sensualità è accresciuta dall’immediatezza dello sguardo del nudo, dal suo debole sorriso e dalla sua consapevolezza dello spettatore, insieme alla rappresentazione di lei in un opulento ambiente domestico senza i simboli allegorici o mitologici tradizionalmente associati a Venere.

    Mentre il nudo di Giorgione è idealizzato e pudico, quello di Tiziano è realistico e allettante. I toni caldi e chiari della sua pelle sono in contrasto con lo sfondo più scuro e più ricco e i giochi di luce sul suo corpo e l’uso sottile del chiaroscuro conferiscono al nudo una qualità scultorea. 

    Le sue curve contrastano anche con la regolarità degli elementi architettonici tra cui il pavimento piastrellato, la colonna classica e il pensile verde che taglia in due la scena, evidenziando il centro fertile della figura.

    C’è un dibattito significativo sull’interpretazione dell’immagine con alcuni che sostengono che si tratti di un dipinto della cortigiana Angela Zaffetta mentre altri hanno suggerito che si tratti di un ritratto di matrimonio commissionato da Guidobaldo per celebrare le sue nozze con la 10enne Giulia Varano in 1534.

    Venere di Urbino, 1538, olio su tavola, 119 x 165, Firenze, Galleria degli Uffizi
    Venere di Urbino, 1538, olio su tavola, 119 x 165, Firenze, Galleria degli Uffizi

    La prova di quest’ultima ipotesi si trova nella forma del simbolismo del cane addormentato (lealtà) e dei due servi al cassone, un baule in cui sarebbe stato custodito un corredo di abiti donato alla sposa dalla famiglia del marito.

    Questa immagine è considerata uno degli esempi più famosi e compiuti del genere e nel corso dei secoli la tela ha ispirato numerose altre opere che mutuano dall’immagine, utilizzando la posa rilassata del soggetto, la composizione più ampia e la suggestiva rappresentazione del nudo. 

    Questi includono Venere allo specchio di Velazquez (1647-51), La Maja Desnuda di Goya (c.1797) e La grande Odalisca (1814) di Ingres. Uno degli esempi più importanti è Olympia di Édouard Manet (1863), un raffinato omaggio pre-impressionista, che suscitò molte polemiche quando fu esposto per la prima volta. Olimpia giace nella stessa posizione di Venere, con gli occhi che incontrano spudoratamente quelli dello spettatore, tuttavia non è una dea, ma una prostituta distesa nella stanza in cui lavora. Il dipinto di Manet dimostra la potente influenza della Venere di Tiziano nel rappresentare la bellezza femminile carnosa e sensuale.

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