lunedì, 26 Settembre 2022
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    L’odalisca

    1745

    Il Boucher picarón non ne ha persa una per mostrare un po’ di carne. In seguito intitolò il dipinto “Dian”, “Venere” e “Odalisca” e il nudo era già giustificato.

    La verità è che questa Odalisca di Boucher esagera quando si tratta di mostrare il fascino femminile. L’artista esibisce un corpo senza alcun tipo di pudore e senza nemmeno bisogno di artifici narrativi, con quella tipica carne perlacea rococò, uno stile che stava dilagando nella Francia libertina pre-rivoluzionaria.

    Una donna voluttuosa giace prona su un divano, mostrando il sedere e girando la testa in modo civettuolo verso lo spettatore, anche se distogliendo leggermente lo sguardo, come per mantenere un comportamento timido. Si è accorta di noi???

    Circondata da tessuti lussureggianti di blu intenso, i toni cremosi della sua pelle e della vestaglia sono in netto contrasto, facendo risplendere la figura. L’intero dipinto è ordinato per pieghe – di carne, di tessuto, di cuscini, di tappeto – che invitano l’occhio dell’osservatore a guardare da vicino la topografia della tela.

    1745 - François Boucher - L'odalisca - Museo del Louvre
    1745 – François Boucher – L’odalisca – Museo del Louvre

    Uno dei dipinti da gabinetto di Boucher (cioè dipinti realizzati per collezionisti privati ​​piuttosto che in mostra ufficiale al Salon), l’erotismo aperto di quest’opera invita a uno sguardo voyeuristico. 

    Sebbene sia stato creato per un’udienza privata, fu poi esposto al Salon del 1767, dove il critico Denis Diderot lo trovò scioccante e lascivo. Tuttavia, Boucher avrebbe poi dipinto un’altra iterazione di questa posa sdraiata, questa volta usando Marie-Louise O’Murphy, un’amante preferita del re Luigi XV, come modella, suggerendo che la composizione provocatoria fosse una figura di riserva per le commissioni private di Boucher.

    Sia il titolo del dipinto di Boucher che gli oggetti rinvenuti all’interno fissano il soggetto come un’odalisca, una concubina all’interno dell’harem del sultano ottomano. 

    I tessuti sontuosi e gli oggetti decorativi esotici suggeriscono le prime tracce dell’orientalismo, sebbene la figura appaia europea. I dipinti odalischi avrebbero conosciuto una rinascita di popolarità a metà del diciannovesimo secolo con l’avvento del romanticismo, poiché le tendenze coloniali hanno aumentato l’interesse sia nel Vicino Oriente che nell’Africa settentrionale. 

    L’Odalisca di Boucher ha un’influenza visibile sul lavoro di artisti come Ingres ed Eugène Delacroix.

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