martedì, 27 Settembre 2022
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    HomeOpereGian Lorenzo BerniniL'estasi di Santa Teresa

    L’estasi di Santa Teresa

    1652

    Il cardinale Federico Cornaro commissionò quest’opera per la sua cappella di famiglia. In esso vediamo la suora spagnola e mistica Santa Teresa d’Avila

    Santa Teresa viene mostrata su una nuvola, suggerendo la sua ascensione al cielo, con raggi dorati di luce che si riversano. Una finestra nascosta sopra la scena la infonde di luce naturale. Un angelo alato tiene una lancia che sta per essere conficcata nel cuore di Teresa mentre un’espressione di estasi le inonda il viso. 

    Questo lavoro mostra la genialità tecnica e l’innovazione di Bernini nella sua manipolazione del marmo mentre le pieghe delle vesti di Teresa, piuttosto che le pieghe controllate delle sculture classiche, vengono mostrate vorticosamente attorno a Teresa contribuendo al senso del movimento.

    1652 - Gian Lorenzo Bernini - Estasi di Santa Teresa - Santa Maria della Vittoria, Roma
    1652 – Gian Lorenzo Bernini – Estasi di Santa Teresa – Santa Maria della Vittoria, Roma

    Bernini attinse dal famoso racconto di Teresa sulla sua esperienza religiosa dopo che la lancia le trafisse il cuore, “lasciandomi tutto infuocato di un meraviglioso amore per Dio. Il dolore fu così grande che mi fece emettere diversi gemiti; eppure così dolcissimo è questo il più grande dei dolori che è impossibile desiderare di liberarsene, o che l’anima si accontenti di meno di Dio“. 

    L’estasi descritta negli scritti di Santa Teresa ha affascinato gli spettatori e c’è stato disaccordo sul fatto che la scultura rappresenti un’esperienza sessuale. Alcuni studiosi negano che questa potesse essere l’intenzione del Bernini in quel momento, tuttavia le raffigurazioni sensuali sono fedeli al racconto di Teresa.

    Quest’opera è una delle più singolari del Bernini in quanto è un complesso insieme di scultura, pittura, decorazione, architettura e luce, che creano un insieme unificato. Presente anche la famiglia Cornaro, le cui sculture guardano la scena di lato creando un ulteriore effetto teatrale. 

    Lo storico dell’arte Robert Petersson scrive che la cappella ottiene “un effetto unico e prepotente, dall’area celeste in alto attraverso il santo e il mondano (incluso noi) fino alla zona della morte in basso“.

    L’opera può essere vista come troppo teatrale, ma Gombrich sostiene che l’artista abbia deliberatamente messo da parte la tradizione e rappresentato un momento di intensa emozione che in precedenza non era stato tentato dagli artisti.

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