mercoledì, 28 Settembre 2022
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    Il trionfo di Venere

    1740

    Il Trionfo di Venere è un’allegoria mitologica dipinta da François Boucher nel 1740. Il dipinto è esposto al Nationalmuseum di Stoccolma.

    La dea Venere emerge dal mare, portata in alto da un’onda su una conchiglia di madreperla e circondata da ammiratori. Naiadi, ninfe e divinità galleggiano tra delfini e colombe, amorini alati che fluttuano sopra di loro. 

    Il Trionfo di Venere di Boucher è un archetipo dello stile rococò, dal soggetto mitologico giocosamente intriso di erotismo, alla tavolozza fresca, alla composizione dinamica e piramidale e alla serie di arabeschi intrecciati. Il dipinto è una celebrazione dell’amore e della lussuria, la carne sensuale delle figure resa in modulazioni di crema e rosa. Una figura femminile a sinistra sembra gettare indietro la testa in estasi, una colomba bianca appollaiata suggestivamente tra le sue gambe.

    Ambientato in un utopico paesaggio marino, il dipinto porta comunque importanti tracce della sua capacità di tradurre il mondo reale in fantasia: la stessa Venere è stata modellata dalla moglie dell’artista, e il fluente baldacchino rosa e bianco che si attorciglia sopra la dea è una testimonianza dell’opera di Boucher talento per catturare il movimento dinamico e la luce.

    Una grande commissione da uno dei più importanti mecenati del pittore, il conte Tessin, ambasciatore svedese in Francia, questo dipinto sarebbe diventato un esempio del tropo dei nudi idealizzati in natura per i pittori; infatti, gli storici dell’arte hanno osservato la somiglianza compositiva tra il dipinto di Boucher e la versione del Museo di Filadelfia dei Grandi bagnanti di Paul Cézanne (1900-06). 

    La doppia composizione piramidale di Cézanne e l’uso del blu pervinca riecheggiano la tela di Boucher, mentre i corpi astratti e aspri di Cézanne collocano saldamente il dipinto successivo nella storia dell’astrazione e del primo cubismo. Che Boucher sarebbe un ostacolo contro il quale gli artisti moderni si sono definiti è prova del rifiuto delle sue idealizzazioni decorative e belle, ma mantiene anche la sua eredità di maestro del mezzo pittorico.

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