lunedì, 26 Settembre 2022
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    Il disinganno

    1754
    Quando l'impossibile prede forma

    Nella cappella S.Severo di Napoli, molto vicino alla straordinaria Verità Velata c’è un’altra opera scultorea extraterrestre: è questa meraviglia di Francesco Queirolo che non ha precedenti nella storia dell’arte dal titolo “Il disinganno“. Non c’è niente di simile nell’arte antica o moderna che abbia quel livello di dettaglio, quel virtuosismo, quel mostrare (quasi vantarsi) di abilità con lo scalpello.

    Vediamo un uomo barbuto che è stato liberato dal peccato (rappresentato da quella rete, il vero protagonista del set) grazie all’Intelletto, incarnato in uno spirito alato con una piccola fiamma sulla fronte. L’angelo indica il globo ai suoi piedi, simbolo delle passioni mondane.

    Una scultura carica di grande simbolismo legato alla Massoneria. Tuttavia, nel caso di questa brutalità di Queirolo, non è tanto il cosa quanto il come.

    Giangiuseppe Origlia nella sua Istoria dello Studio di Napoli (1754) definisce questa statua come l’ultima e più difficile prova a cui può aspirare la scultura in marmo. Certo, quel livello di virtuosismo lasciava a bocca aperta (lo fa ancora) chiunque passi davanti a questa stupefacente cappella dove — insisto — ci sono anche i capolavori di Corradini, tra l’altro un idolo di Queirolo.

    A quanto pare, l’artista ha passato anni a lucidare personalmente il marmo con pietre pomice perché nessuno dei suoi assistenti ha osato toccare quella rete. Sembra che l’artista abbia vissuto un incubo, temendo che si frantumasse nelle sue mani.

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