mercoledì, 28 Settembre 2022
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    Il Cenacolo – L’ultima cena

    Movimenti dell'anima.

    Il Cenacolo, noto anche come l’Ultima Cena, è un dipinto parietale ottenuto con una tecnica mista a secco su intonaco (460×880 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e realizzato su commissione di Ludovico il Moro nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

    Nel refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano si trova una delle opere d’arte più acclamate di tutti i tempi, icona dell’arte universale.

    Il momento scelto dall’artista è il più drammatico dell’episodio evangelico: il momento in cui Cristo pronuncia la frase: Uno di voi mi tradirà.

    Queste parole si basano su ciò che Leonardo chiamerebbe: “i moti dell’animo” (i movimenti dell’anima), cioè il motivo per cui i personaggi sono capaci di acquisire vita e di raggiungere un alto livello di emozione e drammaticità nelle loro espressioni.

    Le parole di Gesù risuonano nella stanza e provocano tutta una serie di reazioni da parte degli apostoli che, grazie al genio di Leonardo, riescono a cogliere l’impatto pieno del momento sulla parete come una sorta di acustica dinamica, ottica capace di trascendere la materia ed emettere emozioni.

    Se prestiamo attenzione ai gesti dei personaggi, la scena si intensifica. Gli apostoli si guardano senza sapere a chi si riferisce Gesù. I suoi gesti sono stupore e stupore. C’è chi si alza davanti all’incredulità delle parole di Cristo, chi si avvicina, chi ha orrore o chi si ritrae come Giuda, sentendosi esposto.

    Questa sequenza di gesti ed espressioni dà azione e vita alla scena, la cui irruenza aumenta con l’espressione di un Gesù che appare ferito, pieno di pietà e rassegnazione.

    L’alto grado di shock nell’opera di Leonardo deriva proprio dalla decisione dell’artista di non generalizzare la rappresentazione dei personaggi in un unico stile, ma di dotare ciascuno di loro dei propri tratti fisici e psicologici. Il suo interesse è quasi più umano che religioso: studiare la diversità degli umori, dalla sorpresa alla rabbia o al dubbio, che contrastano con la già citata tranquillità di Cristo.

    In un’unica scena, Leonardo condensa una varietà di atteggiamenti, movimenti, espressioni e significati.

    La rappresentazione delle figure a gruppi di tre non è l’unico elemento di una trama che lega un’ampia varietà di contenuti. Ogni gruppo di apostoli è una “micro-storia”. Si può anche rilevare un riferimento alla forma circolare che Leonardo amava tanto, secondo lui propellente di vita, e creatrice di armonia. Cristo presenta anche uno schema triangolare che contrasta e risalta rispetto all’orizzontalità della tavola.

    Le figure si impongono per la loro monumentalità. Leonardo da Vinci ottiene un incredibile effetto di profondità attraverso la disposizione prospettica di elementi come il pavimento, le pareti, il soffitto a cassettoni e gli arazzi, creando linee di fuga che ci conducono verso lo sfondo (prospettiva lineare). In questo modo l’opera si presenta come una continuità illusoria con lo spazio reale del refettorio.

    Lo fa all’aperto, tecnica comunemente usata per questo tipo di lavoro, data la velocità e l’impossibilità di ritoccare. Ma Leonardo ha cercato nuove opzioni che gli permettessero di lavorare con più calma e con possibilità di ritocco. Optò per una tecnica che consisteva nell’usare una combinazione di olio e tempera, che gli avrebbe permesso di ritoccare il dipinto all’infinito.

    Ma questa tecnica mostrò ben presto il suo scarso adattamento alla superficie, inoltre l’elevata umidità del refettorio finì per sfaldare parti della pittura, il pigmento non si era ben fissato al muro e andò via via perso.

    Nel 1943, nel contesto della seconda guerra mondiale, gli alleati bombardarono Milano e una bomba cadde direttamente su Santa Maria delle Grazie. La chiesa fu quasi completamente distrutta, il chiostro crollò e gran parte delle pareti e gran parte del tetto del refettorio furono appiattiti. Quando gli operai hanno rimosso le macerie,con sua sorpresa, L’Ultima Cena era quasi intatta. Questo tipo di miracolo fu possibile perché, prima dell’imminenza del bombardamento, molti si occuparono di rinforzare e proteggere questa parte della chiesa con impalcature e sacchi di sabbia.

    Comunque sia, grazie a loro possiamo ancora assistere a una delle opere di bellezza senza tempo con l’aura e la maestria più misteriose nella storia dell’arte.

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