lunedì, 26 Settembre 2022
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    Giuditta con la sua ancella

    1619 Abbiamo vinto!

    Giuditta con la sua ancella è un dipinto a olio su tela (114×93,5 cm) di Artemisia Gentileschi, databile al 1618-1619 circa e conservato nella Galleria Palatina di Firenze.

    Dopo aver fatto decapitare Oloferne qualche anno prima , ora ci presenta la stessa storia anche se in un momento diverso dell’evento. In questo pezzo Gentileschi mostra il momento in cui Giuditta ha già tagliato la testa a Oloferne e, insieme alla sua serva, si prepara a lasciare la tenda del generale assiro. Un episodio che potremmo classificare nelle opere dedicate alle eroine bibliche, come Giuditta o Ester.

    Artemisia ci mostra un dipinto abbastanza stretto, ci sono due donne in primo piano e sullo sfondo la testa di Oloferne portata da una di esse. Questa potrebbe essere intesa come una critica che Gentileschi fa alla notevole presenza maschile che abbiamo visto in opere di epoche precedenti, assumendo qui Giuditta e la cameriera —esempio di tutte le donne— come protagoniste dell’opera.

    La scena è chiaramente segnata da un caravaggismo molto intenso, la cui unica luce proviene dal lato sinistro. Da un lato la fanciulla porta la testa in un cesto con degli stracci, il che, oltre alla recente decapitazione, potrebbe significare che nessuno è abbastanza importante da credere di avere autorità su un’altra persona, in questo caso su un intero cittadina. D’altra parte, Giuditta, che rappresenta la stessa Artemisia, si presenta con una spada sulla spalla, potente, forte, orgogliosa di ciò che ha fatto e con un volto orgoglioso; con l’altra mano, appoggiata sulla spalla della fanciulla, sembra portarla via in fretta, dopo essere stato fermato da quelli che potrebbero essere i generali assiri.

    Vale la pena di notare il livello di dettaglio utilizzato nella rappresentazione dei suoi vestiti, nella spada o nei capelli, in contrasto con come è vestita la fanciulla. Questo potrebbe essere letto come una critica a ciò che Artemisia ha vissuto – e molte donne -, il che arriva a dire che non importa chi sei o come sembri, tutti hanno gli stessi diritti e nessuno ha l’autorità per calpestarli.

    Siamo quindi di fronte a una delle opere più importanti della sua produzione e di violento caravaggismo. Allo stesso tempo, ci insegna che Artemisia va ricordata non solo per ciò che visse, ma per la grande pittrice e Caravaggio che fu, essendo un esempio per tutti. Tuttavia, la sua storia dovrebbe servire da esempio per continuare a lottare per una società più giusta.

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