martedì, 29 Novembre 2022
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    Gaetano Zumbo ed i suoi macabri teatrini

    Arte Macabra

    Il sorprendente Gaetano Zumbo è stato uno scultore in cera barocco italiano specializzato soprattutto nella raffigurazione della decomposizione del corpo umano. Per questo ha portato gli studi di anatomia umana ad un altro livello, e più che un artista, può essere quasi addirittura considerato uno scienziato.

    Gaetano Giulio Zumbo soggiornò a Firenze tra il 1691 e il 1695: in questi anni eseguì per i Medici quattro “teatrini” allegorici, ispirati tutti al decadimento della carne durante la malattia e dopo la morte e alla vanità delle cose umane. Il “teatrino” in esame, raffigurante la Peste, fu eseguito per il Gran Principe Ferdinando de’ Medici.

    I “teatrini” medicei sono l’unico esempio rispondente a questa tematica nell’attività di ceroplasta dello Gaetano Zumbo, del quale del resto sono conosciute pochissime opere. Essi rispondono al gusto per il grottesco e il macabro tipico della corte di Cosimo III, ma sono da porre in relazione anche con le ricerche sulla decomposizione dei corpi in quegli anni condotte dal medico di corte Francesco Redi.

    Un macabro cofanetto mostra figurine di cera a forma di presepe napoletano, ma qui non ci sono pastorelli, né pecorelle; siamo nel profondo del barocco grezzo e ciò che artisti come Gaetano Zumbo vogliono mostrarci – sono persone morenti e cadaveri in tutte le fasi della decomposizione. È l’apice del realismo, portato all’estremo.

    Zumbo rappresenta le devastazioni della peste in città. Montagne di cadaveri, alcuni in avanzato stato di putrefazione, si accumulano nelle strade. Vengono mostrati anche i neonati infetti.

    Che, sommato all’estremo realismo di uno scultore con la pretesa di scienziato, ossessionato dall’anatomia, e soprattutto dall’anatomia in decomposizione dopo la morte, dà origine a questi piccoli teatrini morbosi, i teatrini Zumbo, degni di un film dell’orrore o di un Trash Metal copertina.

    Zumbo operò al servizio del Granduca Cosimo III de’ Medici dal febbraio del 1691 all’aprile del 1695. In questo periodo realizzò quattro composizioni che hanno come oggetto vari stadi della decomposizione dei cadaveri umani: Corruzione I (o Trionfo del tempo) e La pestilenza (il teatrino su trattato…), per il Gran Principe Ferdinando de’ Medici, figlio di Cosimo III, mentre per Cosimo Corruzione II (o Il Sepolcro, o Vanità della grandezza umana) e le Conseguenze della Sifilide (Morbo Gallico).

    Oggi sono conservate al Museo della Specola di Firenze. L’ultima opera però, già a palazzo Corsini al Parione, andò semidistrutta durante l’alluvione di Firenze del 1966.

    A Firenze resta anche una sua testa scorticata di eccezionale realismo. Nel 1695 Zumbo partì improvvisamente lasciando il sovrano rammaricato per aver perso un tale artista.

    Nei cinque anni durante i quali Zumbo si intrattiene a Genova con una proficua produzione di opere. Egli esegue due opere importanti andate perdute a cui lavorò dal 1694 per quattro anni circa: una Natività e una Deposizione dalla Croce.

    In questo periodo si interessò di preparati anatomici assieme al chirurgo francese Guillaume Desnoues, esplosa poi in una lite. Nel 1700 si trasferisce a Marsiglia con le sue ultime composizioni, divenendo subito celebre disponendo da parte dell’Intendente Generale delle Gallerie di Francia (suo ammiratore) di un chirurgo per preparare le dissezioni di teste ad uso dell’artista.

    La fama del ceroplasta giunse persino a Parigi dove il 25 maggio 1701 fu invitato a mostrare una sua testa anatomica all’Académie Royale des Sciences.

    La testa anatomica fu acquistata subito (oggi al Museo nazionale di storia naturale di Francia a Parigi). A seguito del successo presso l’Académie lo Zumbo ottenne da Luigi XIV il monopolio delle preparazioni anatomiche, ottenendo anche l’autorizzazione a tenere pubbliche lezioni di anatomia.

    Ma, al culmine della sua gloria, il ceroplasta morì improvvisamente a seguito di un’emorragia, forse perché affetto da tubercolosi, il 22 dicembre 1701. Egli fu sepolto a Saint-Sulpice, ma la sua tomba fu distrutta durante la rivoluzione francese.

    Opere

    Solo le opere della Specola di Firenze e la testa a Parigi sono di sicura autografia; le altre sono di attribuzione molto incerta.

    • Testa anatomica di vecchio
    • Trionfo del tempo, Museo della Specola, Firenze
    • Vanità della gloria umana, Museo della Specola, Firenze
    • La peste, Museo della Specola, Firenze
    • Morbo gallico, Museo della Specola, Firenze
    • Testa anatomica maschile, Museo della Specola, Firenze
    • Cristo deposto
    • Natività
    • Il tempo e la morte
    • Anima del purgatorio
    • Anima dannata
    • San Francesco
    • Ritratto di vecchio
    • Ritratto di vecchio morente
    • Figura maschile in decomposizione
    • Ecce Homo
    • San Girolamo
    • San Girolamo penitente
    • Sacra Famiglia
    • La peste
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