sabato, 1 Ottobre 2022
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    Cristo velato a Napoli, la leggenda dietro il velo

    1753

    il Cristo Velato è una delle opere più popolari e misteriose che ha sempre attirato l’attenzione di turisti, appassionati, specialisti e studiosi. Dopo la morte di Antonio Corradini, l’opera fu commissionata a Giuseppe Sanmartino da Raimondo di Sangro, principe di Sansevero. Fu completato nel 1753 ed è considerato un vero capolavoro.

    Giuseppe-Sammartino-Cristo-velato-1753-Cappella-San-Severo-Napoli
    Giuseppe Sammartino – Cristo velato – 1753 – Cappella Sansevero -Napoli

    L’opera all’interno della Cappella Sansevero

    Il Cristo Velato è custodito all’interno della Cappella Sansevero, accanto al palazzo della famiglia Sansevero ea ridosso della famosa via “Spaccanapoli” in uno dei quartieri più antichi della città. Giuseppe Sanmartino ha realizzato una scultura che è una vera prova di abilità, creando l’illusione di un velo trasparente che copre il corpo di Cristo e rivela tutta la sua natura umana. 

    Ne il Cristo Velato c’è tutto il dolore umano di un corpo trafitto, percosso e percosso ed è proprio il velo che copre Cristo a rendere l’opera quasi una meraviglia, scolpita come se fosse trasparente, mostrando il volto e il corpo.

    Gesù è ritratto nell’istante successivo alla crocifissione, deposto e morto, ma la cosa più peculiare è il velo che lo ricopre. Il velo è trasparente e leggero e fa vedere allo spettatore tutto ciò che c’è sotto. Con il viso addormentato e in pace, i buchi nei piedi e nelle mani, nei capelli, nei muscoli del corpo. Accanto ad essa ci sono le pinze e i chiodi presi direttamente dal corpo.

    La leggenda del Cristo velato

    Un’opera così abbagliante da essere oggetto di leggende e racconti che ne accrescono ancora di più il fascino. Raimondo di Sangro, committente dell’opera, aveva fama di eccentrico e di alchimista. 

    La sua vita ha dato origine a una serie di storie e alcune leggende. Tra questi, il più importante e noto riguarda il velo. Secondo la leggenda, il principe trasformò in marmo un velo grazie alle sue abilità di alchimista

    Un esperimento che lo stesso Raimondo di Sangro ha portato a termine con successo.

    Grazie allo stupore che ha colpito coloro che ammirano l’opera per più di duecentocinquant’anni, molti credono davvero che il Cristo Velato sia il risultato di un processo alchemico di “marmorizzazione” attuato dal Principe di Sansevero. Inoltre, la leggenda è alimentata dalla Cappella Sansevero stessa e dalle opere che conserva. All’interno, in un’altra stanza, ci sono altre sculture molto conosciute, come le macchine anatomiche. Si tratta dei corpi di un uomo e di una donna scarnificati dove è possibile osservare in maniera dettagliata tutto l’apparato circolatorio.

    Napoli, Cappella Sansevero - Cristo Velato - Particolare del volto
    Napoli, Cappella Sansevero – Cristo Velato – Particolare del volto

    La vera storia

    Il Cristo Velato è in realtà un’opera interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra. Nell’Archivio Storico del Banco di Napoli c’è un documento che conferma tutto. 

    Nel documento si segnala un anticipo di cinquanta ducati a favore di Giuseppe Sanmartino, firmato da Raimondo di Sangro. Nello stesso documento, datato 16 dicembre 1752, il principe scrive esplicitamente: “E per me i suddetti cinquanta ducati saranno pagati al Magnifico Giuseppe Sanmartino per la statua di nostro Signore morto coperta da un velo sempre di marmo “.

    Anche in lettere inviate al fisico Jean-Antoine Nollet e allo studioso della crociata Giovanni Giraldi, il principe descrive il sudario trasparente come “fatto dello stesso blocco della statua“.

    Giangiuseppe Origlia stesso, principale biografo di di Sangro in il 18° secolo, specifica che Cristo è ” tutto ricoperto da un velo di velo trasparente dello stesso marmo “.

    Nessuna lavorazione di marmorizzazione, ma un’opera unica considerata tra le più grandi sculture di tutti i tempi. Lo stesso Antonio Canova dichiarò che avrebbe rinunciato a 10 anni della sua vita per creare una scultura così miracolosa.

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